America Bianchi. Questo nome non vi dice nulla, no? Bè, era un’attrice. Vi chiederete: perché ERA? È morta? Vi dirò: questo non si sa. In generale. Io lo so. Questa è una storia breve, ma che vi farà accapponare la pelle.

America stava andando in tour, i suoi fan la aspettavano a Roma, dove avrebbe recitato nel suo prossimo film. Lei non conosceva la vita difficile. Era nata da una ricca famiglia. Era cresciuta nel lusso. Era come Siddharta Gautama, il primo Buddha, prima dell’Illuminazione: non era a conoscenza della povertà e della sofferenza. Stava girando per Roma per fare shopping, quando la sua attenzione venne attirata da un mucchio di rottami e spazzatura. Da lì proveniva un rumore, come di un frugare nervoso. Posò lì i suoi occhi grigi e la vide: la bambina. Non era una bambina qualunque: era LA bambina. Era estremamente povera, i suoi vestiti luridi erano strappati e rattoppati in diversi punti. La bambina aveva però un aspetto non pietoso, ma quasi terrificante: i suoi occhi erano del colore del ghiaccio, quasi bianchi, con la pupilla allungata, come quella dei gatti, e illuminavano la penombra dell’angolino in cui lei stava; i suoi capelli color noce erano tutti arruffati e sporchi, ma luccicavano di una luce dorata; infine, il suo corpo era circondato da una leggera luce azzurrina. Ma America non ci fece caso. La bambina, appena la vide, iniziò a muoversi a quattro zampe, con i gomiti e le ginocchia in fuori, tanto da sembrare un gigantesco ragno. La raggiunse, e si rimise in piedi. Allungò una manina completamente bianca verso America, stando però ben attenta a non uscire dall’ombra del muretto dove si trovava. Con una voce flebile ma decisa, chiese: -Per favore, faccia la carità. A casa ho tre fratelli e mia mamma è malata. -. America alzò gli occhi al cielo, e fece per andarsene, quando si fermò. La guardò con sufficienza, poi si mise un guanto di lattice e la afferrò per la mano ancora tesa nel gesto di chiedere denaro, dicendo: -L’unica cosa che posso fare per te, piccola insolente sporca e maleodorante, è consigliarti di stare di più al sole. Sei troppo pallida. -. Quindi tirò via dall’ombra la bambina. Appena la sua pelle candida toccò i raggi del sole, la bambina guaì come un animale, si divincolò dalla presa di America e tornò nell’ombra. Quindi tornò alla posizione da ragno e ringhiò, mostrando i denti. America si prese un colpo, nel vederli: erano bianchissimi, ma i canini erano lunghissimi, con le punte nere. Poi la bambina richiuse le labbra, e scappò via. America non riuscì a capire che non era scappata, ma che era scomparsa in una nuvoletta. Dopo qualche secondo, America sventolò i capelli color miele e se ne andò, camminando con sicurezza sui tacchi altissimi. Non si accorse che la bambina era ricomparsa su un balcone ombreggiato, e la stava fissando con odio. Dovete sapere che lei non era un vampiro come avrete pensato per la sua allergia al sole e i canini lunghi. Lei era qualcosa di molto peggio. Era un’Ombra, uno spirito maligno che scopre e divora le persone malvagie dopo essersi finto in difficoltà per attirarle. I suoi occhi erano diventati delle fessure in cui si potevano vedere ardere le fiamme dell’inferno. Sibilò qualcosa in una lingua incomprensibile, poi sorrise malignamente scoprendo di nuovo i canini, su cui ora però era comparso il nome di America.

 A sera, America si ritirò nella sua lussuosa camera nella sua villa a Roma. Si lavò e indossò una camicia da notte in stoffa pregiata e leggera. Si stese sul letto a guardare il soffitto. Dopo qualche minuto che lo fissava, uno degli arabeschi si trasformò nell’orribile muso di un mostro. America sbatté le palpebre, e il mostro scomparve. Si rizzò a sedere sul letto. “Sarà stata un’illusione ottica” pensò. Poi però, anche gli altri arabeschi si trasformarono in mostri, lugubri mostri simili a gargoyle. Questi si staccarono dal soffitto, che ora sembrava colla e colava sul pavimento. I mostri si posarono con violenza sul letto di America, che non aveva il coraggio nemmeno di urlare. L’unica cosa che riuscì a fare fu accendere la sua lampada da comodino. Quindi poté vedere meglio i mostri. Nel buio le erano sembrati più articolati, ma in verità erano come delle ombre. Ed erano anche più inquietanti dei mostri di prima. Nere e consistenti, che si potevano toccare. Cercavano di sfiorarla, e ogni volta che ci riuscivano America sentiva i brividi. Erano le Ombre. Una di loro si avvicinò alla lampada di America e la spense con il solo fiato. America sussurrò: -Chi siete? Cosa volete? -. O almeno provò a sussurrarlo, perché dalla sua gola non usciva più nemmeno un suono. Caduta ormai totalmente nelle mani del panico, si fece largo tra gli spiriti e aprì con foga la porta. Uscì dalla sua stanza e iniziò a correre nel corridoio buio. Le Ombre formarono una spirale che avvolse tutto il corridoio, e America correva ma non avanzava. L’Ombra più piccola si fece avanti, e America smise di correre. Si voltò per guardarla. L’Ombra sorrise un sorriso vuoto e spaventoso, che lasciava intravedere quello che aveva dietro. Si trasformò in una spirale di fumo nero. Quando questo si diradò, c’era la bambina. Sorrideva in modo inquietante. -Allora, America, che si prova a essere in difficoltà? -. America sussurrò, con la voce stanca come chi ha appena corso cinquanta chilometri: -Cosa vuoi…chi sei…non ho fatto nulla…io… -e ricominciò a correre. Dietro di lei, la bambina rideva. -Non hai scampo, America! Ovunque tu fuggirai, noi ti troveremo! -. Tutto iniziò a girare. Le Ombre ridevano, e la bambina parlava con una voce che pareva provenire dall’oltretomba: -Vieni qui, America! Gioca con noi… -. E America rispondeva: -No…non voglio…no… -. Stanca di correre, iniziò a fermarsi. Si voltò e…la bambina era diventata gigantesca. Dietro di lei, oltre alle altre Ombre, c’erano delle fiamme enormi. Dalla sua bocca e dai suoi occhi uscivano le stesse fiamme. America capì che quella bambina aveva l’inferno dentro al corpo. La bambina sussurrò un ultimo: -Dai America, gioca con noi… -. Poi, da fuori si sentì un urlo. Poi, più nulla.   

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